Ghiacciai pensili e i loro pericoli: fisica, distribuzione e rischi alpini
In molte pareti alpine ad alta quota, strisce e lingue di ghiaccio aderiscono a pendii ripidi che sembrano sfidare la gravità. Questi sono i ghiacciai pensili — formazioni glaciali che si sviluppano su pareti rocciose inclinate oltre i 40-50 gradi, dove le condizioni di temperatura e precipitazione permettono l'accumulo di ghiaccio pur in assenza del profilo dolce tipico dei grandi ghiacciai vallivi. I ghiacciai pensili sono diffusi sulle grandi pareti delle Alpi, dell'Himalaya, delle Ande e degli Appennini alpestri, e sono tra i più dinamici e imprevedibili dei sistemi glaciali: il loro distacco improvviso può generare valanghe di ghiaccio di straordinaria potenza distruttiva che raggiungono velocità di centinaia di chilometri all'ora.
La comprensione dei meccanismi di distacco dei ghiacciai pensili è diventata urgente negli ultimi decenni a causa del riscaldamento climatico, che influenza sia la frequenza sia le caratteristiche dei crolli. Sulle Alpi, eventi di distacco glaciale che in passato erano rari stanno diventando più frequenti, interessando pareti che le guide alpine consideravano relativamente sicure per decenni.
Come si forma un ghiacciaio pensile
La formazione di un ghiacciaio pensile richiede due condizioni: precipitazione nevosa sufficiente a compensare la perdita per sublimazione e fusione, e una temperatura bassa abbastanza da mantenere il ghiaccio adeso alla roccia. La seconda condizione è la più critica: un ghiacciaio pensile si mantiene su una parete ripida principalmente attraverso l'adesione per congelamento tra il ghiaccio basale e la roccia sottostante. Questa adesione, tecnicamente detta regelation bonding, è molto più forte quando il ghiaccio è freddo e secco che quando è a temperature prossime allo zero.
I ghiacciai pensili si trovano tipicamente su versanti settentrionali ad alte quote, dove la radiazione solare diretta è limitata e le temperature si mantengono sufficientemente basse. Sul Monte Rosa, sul Grand Combin e sul Lyskamm nelle Alpi vallesane, ghiacciai pensili di varie dimensioni decorano le pareti verticali e sub-verticali, contribuendo ai panorami straordinari ma anche ai pericoli oggettivi delle vie di salita classiche.
La fisica del distacco
Il distacco di un ghiacciaio pensile può avvenire attraverso diversi meccanismi. Il più diretto è l'aumento della temperatura basale: quando il ghiaccio a contatto con la roccia si avvicina allo zero gradi, l'adesione si riduce drasticamente e il ghiaccio può scivolare improvvisamente. Questo meccanismo è strettamente legato al riscaldamento climatico: temperature medie più alte riducono la profondità del congelamento basale e aumentano la frequenza dei cicli di gelo-disgelo che indeboliscono l'interfaccia ghiaccio-roccia.
Un secondo meccanismo è la pressione idrica subglaciale: in estate, l'acqua di fusione può infiltrarsi all'interfaccia tra il ghiacciaio pensile e la roccia, riducendo l'attrito e favorendo il distacco. Le ondate di calore estive, che generano alti tassi di fusione superficiale e subglaciale, sono quindi particolarmente pericolose per i ghiacciai pensili.
Un terzo meccanismo riguarda la deformazione interna del ghiaccio per crepacciatura. Sulla sommità dei ghiacciai pensili si formano spesso crepacci bergschrund che separano il ghiaccio mobile dalla neve accumulata sulla parete rocciosa. L'approfondirsi di questi crepacci riduce la sezione di ghiaccio coesa che mantiene il blocco in posizione, fino alla rottura.
Il disastro del Mattmark (1965) e altri eventi storici
L'evento di distacco glaciale più letale della storia alpina moderna è avvenuto il 30 agosto 1965 nella valle di Saas Fee, in Svizzera. Un ghiacciaio pensile del Ghiacciaio Allalin si è distaccato e ha travolto il cantiere della diga del Mattmark, uccidendo 88 lavoratori. Il ghiaccio in caduta aveva raggiunto velocità sufficienti a percorrere centinaia di metri in pochi secondi, cogliendo impreparati gli operai che non avevano avuto alcun preavviso.
L'evento del Mattmark ha stimolato una revisione sistematica della pericolosità dei ghiacciai pensili alpini e l'installazione delle prime reti di monitoraggio sismico sui ghiacciai. Ha anche avviato il dibattito sulle responsabilità legali nella valutazione dei rischi naturali in ambito costruttivo, che si è poi sviluppato in tutta la legislazione europea sulle costruzioni in zona di rischio.
Sulle Ande, il disastro di Huascarán del 1970, in cui un terremoto ha destabilizzato un ghiacciaio pensile sulla parete nord del Huascarán in Perù causando una valanga di ghiaccio e roccia che ha sepolto la città di Yungay e ucciso oltre 25.000 persone, rimane l'evento più catastrofico mai associato a un ghiacciaio nella storia umana.
Ghiacciai pensili nel riscaldamento climatico
Il riscaldamento climatico aumenta la pericolosità dei ghiacciai pensili attraverso diversi meccanismi. L'innalzamento delle temperature riduce la profondità del permafrost nelle pareti rocciose, indebolendo la coesione della roccia stessa. Il ciclo di gelo-disgelo sulle pareti si intensifica nelle stagioni di transizione, allargando le fessure esistenti. L'aumento dell'acqua di fusione estiva crea pressioni idrostatiche alle interfacce che prima erano secche.
Il monitoraggio dei ghiacciai pensili alpini ha registrato un aumento della frequenza di piccoli distacchi dagli anni 1980, con episodi di distacco di maggiori dimensioni — quali quelli registrati sul Gran Jorasses nel 1997, sul Mönch nel 2009 e sul Ghiacciaio Planpincieux (sul versante italiano del Monte Bianco) nel 2019 e 2020 — che hanno costretto a chiusure temporanee di strade e rifugi.
Monitoraggio e sistemi di allerta
Il monitoraggio dei ghiacciai pensili si avvale di diverse tecnologie complementari. Le stazioni GPS installate sulla superficie del ghiacciaio rilevano accelerazioni nel movimento che possono precedere il distacco di ore o giorni. Le stazioni sismiche registrano i micro-terremoti associati alla crepacciatura interna. I laser scanner e le stazioni fotogrammetriche automatiche misurano le variazioni di forma con frequenza giornaliera.
Il sistema MATTERHORN SAFETY installato sul Monte Bianco italiano integra questi strumenti in un sistema di allerta che ha permesso di evacuare preventivamente l'area della Val Ferret in occasione del monitoraggio del Ghiacciaio Planpincieux, evitando potenziali vittime. Sistemi simili sono stati installati sul Gran Jorasses e in altri punti critici delle Alpi italiane e svizzere.
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