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Calotte glaciali e icefield: differenze, distribuzione e importanza climatica

La terminologia glaciologica distingue con precisione tra le diverse morfologie dei sistemi glaciali, e comprendere queste distinzioni aiuta a orientarsi nella lettura dei dati scientifici e a capire perché certi tipi di ghiacciaio sono più o meno vulnerabili al riscaldamento climatico. Le calotte glaciali (ice caps) e gli icefield sono due categorie importanti che si collocano tra i piccoli ghiacciai vallivi e le immense calotte polari della Groenlandia e dell'Antartide, e che ospitano alcuni dei paesaggi glaciali più spettacolari e scientificamente rilevanti del pianeta.

La distinzione tra queste categorie non è sempre netta nella pratica, ma si basa su criteri fisici precisi. Un ghiacciaio vallivo scorre in una valle predefinita dalla topografia rocciosa, con la sua morfologia determinata dal canale in cui si muove. Un icefield è una distesa di ghiaccio che copre una superficie montuosa irregolare lasciando emergere le cime rocciose (nunatak) e alimentando diversi ghiacciai vallivi tributari. Una calotta glaciale copre invece la topografia sottostante in modo quasi completo, con una forma a cupola determinata dalla dinamica interna del ghiaccio più che dalla geologia del letto.

La calotta glaciale: definizione e caratteristiche

Una calotta glaciale si forma quando l'accumulo di neve e ghiaccio supera la topografia sottostante fino a coprirla interamente. La forma risultante è a cupola, con il punto più alto al centro e il ghiaccio che scorre radialmente verso l'esterno. Il flusso del ghiaccio è dunque centrifugo, indipendente dalla struttura delle valli sottostanti, e la superficie superiore è relativamente liscia e aperta.

Le calotte glaciali si trovano su isole e altipiani ad alta latitudine. Le Svalbard ospitano diverse calotte glaciali, tra cui la Austfonna sull'isola di Nordaustlandet, che con una superficie di circa 8.450 chilometri quadrati è la più grande calotta glaciale d'Europa al di fuori della Groenlandia. L'Islanda ospita la Vatnajökull, tecnicamente classificata come calotta glaciale, che copre circa 7.900 chilometri quadrati e rappresenta circa l'8 per cento del territorio insulare. Dal Vatnajökull si diramano decine di ghiacciai outlet che scendono verso il mare o verso le pianure laviche circostanti.

Gli icefield delle grandi catene montuose

A differenza delle calotte, gli icefield si sviluppano su rilievi montuosi i cui punti più alti emergono attraverso la superficie glaciale. Queste vette rocciose esposte, chiamate nunatak, frammentano la continuità della distesa di ghiaccio e rendono la superficie degli icefield topograficamente più complessa rispetto alle calotte.

Il Columbia Icefield nelle Montagne Rocciose canadesi, condiviso tra Alberta e British Columbia, è uno degli icefield più famosi e visitati del Nord America. Si estende su circa 325 chilometri quadrati a una quota media di oltre 3.000 metri e alimenta sei ghiacciai principali: il Ghiacciaio Columbia (uno dei ghiacciai outlet più accessibili al pubblico in tutto il continente), il Saskatchewan, il Castleguard, il Stutfield, il Dome e il Sunwapta. Le acque di fusione del Columbia Icefield raggiungono tre oceani — il Pacifico, l'Atlantico e l'Artico — attraverso sistemi fluviali diversi, una caratteristica che ha valso a questo icefield il titolo di Apex of the Continent o spartiacque del continente.

Il Patagonian Ice Field nella parte meridionale delle Ande è diviso in due sezioni: il Campo de Hielo Sur (Southern Patagonian Ice Field), il terzo più grande accumulo di ghiaccio nel mondo al di fuori delle calotte polari con circa 13.000 chilometri quadrati, e il più piccolo Campo de Hielo Norte (Northern Patagonian Ice Field) con circa 4.200 chilometri quadrati. Da questi icefield si diramano ghiacciai come il Perito Moreno, il Upsala e il Tyndall, che scendono verso i laghi cileni e argentini con fronti che in alcuni casi raggiungono l'acqua e generano calving spettacolari.

Il Jostedalsbreen: il più grande d'Europa continentale

Il Jostedalsbreen in Norvegia è l'icefield più grande dell'Europa continentale, con una superficie di circa 487 chilometri quadrati. Si estende nelle contee di Vestland e Innlandet, ad alta quota tra fiordi e valli segnate dall'erosione glaciale dell'ultima glaciazione. Dal plateau principale si diramano numerosi ghiacciai outlet, tra cui il Briksdalsbreen, il Nigardsbreen, il Boyabreen e il Supphellebreen, che scendono verso i fondovalle con profili spettacolari.

Il Jostedalsbreen è il caso più noto di un fenomeno interessante: per gran parte del XX secolo, a differenza della maggior parte dei ghiacciai europei, ha mostrato periodi di avanzata. Questo era dovuto all'aumento delle precipitazioni invernali associate all'Oscillazione del Nord Atlantico (NAO) in fase positiva, che portava neve abbondante sull'Atlantico settentrionale. A partire dagli anni 2000, l'effetto del riscaldamento ha superato quello delle precipitazioni e il ghiacciaio è entrato in una fase di bilancio negativo persistente.

Le calotte subpolari e il loro contributo all'innalzamento del mare

Le calotte e gli icefield delle regioni subpolari — Alaska, Islanda, Norvegia, Svalbard, Terra di Francesco Giuseppe e Novaya Zemlya — contribuiscono collettivamente all'innalzamento del livello del mare in misura superiore a quanto la loro superficie farebbe supporre. Questo perché molti di questi ghiacciai terminano in acqua, dove perdono ghiaccio per calving in aggiunta alla fusione superficiale. I ghiacciai tidali — quelli che terminano direttamente in mare — perdono massa attraverso il distacco di iceberg in modo spesso discontinuo e difficile da prevedere.

L'icefield di Bagley in Alaska, uno dei più grandi del sistema alaskano, alimenta il Ghiacciaio Bering — il più lungo degli Stati Uniti fuori dall'Antartide — che termina in una laguna glaciale che a sua volta scarica nell'oceano. I tassi di perdita di massa degli icefield alaskani sono tra i più alti del mondo in relazione alla loro superficie, e il loro contributo all'innalzamento del mare è stato documentato da decenni di misurazioni GRACE.

Il futuro degli icefield e delle calotte di medie dimensioni

Le proiezioni per le calotte glaciali e gli icefield di medie dimensioni mostrano una vulnerabilità elevata nelle regioni subpolari dove il riscaldamento è più rapido. La Vatnajökull islandese potrebbe perdere oltre il 25 per cento del suo volume entro la fine del secolo nello scenario di alte emissioni. L'Austfonna delle Svalbard è già in rapido ritiro. Il Jostedalsbreen potrebbe ridursi drasticamente, lasciando solo residui sul plateau principale.

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