Le Morene Terminali e Cosa Rivelano sulla Storia Glaciale
Nelle valli alpine, nei fiordi scandinavi e sulle pianure periglaciali di tutto il mondo si trovano creste di detriti rocciosi che sembrano disposte in modo regolare attraverso il fondovalle. Non sono opere umane, non sono dune di vento, non sono le tracce di frane: sono morene terminali, i depositi lasciati dall'estremità di un ghiacciaio al momento della sua massima espansione o di una stazionarietà prolungata. Per chi sa leggerle, queste creste rocciose sono documenti geologici di straordinaria precisione, capaci di narrare la storia del clima locale con un dettaglio che pochi altri archivi naturali possono eguagliare.
Una morena terminale si forma quando il ghiaccio che avanza erode e trascina con sé materiale dal letto e dai fianchi della valle, accumulandolo progressivamente alla fronte del ghiacciaio. Finché il ghiacciaio avanza, il materiale viene depositato e poi nuovamente inglobato nel flusso. Ma nel momento in cui la fronte si stabilizza — quando l'ablazione frontale bilancia l'apporto di ghiaccio — i detriti si accumulano continuamente nello stesso punto, costruendo una cresta. Più a lungo il ghiacciaio resta in quella posizione, più alta e ben definita diventa la morena.
Come si Data una Morena
La datazione delle morene terminali è uno degli obiettivi principali della geomorfologia glaciale, e nel corso del Novecento ha beneficiato di progressi tecnologici notevoli. I metodi principali oggi impiegati sono la datazione con radiocarbonio, la datazione con esposizione cosmica alla superficie, la lichenometria e la dendrocronologia.
Il radiocarbonio si applica ai materiali organici sepolti sotto o all'interno delle morene — legno, torba, carbone di resti vegetali — per stabilire quando la morena li ha ricoperti, fornendo quindi una stima dell'età del massimo glaciale. Il limite del metodo è la necessità di trovare materiale organico in contesto stratigrafico chiaro, non sempre disponibile.
La datazione con esposizione cosmica, o cosmogenic nuclide dating, misura l'accumulo di isotopi rari come il berillio-10 e l'alluminio-26 nella superficie dei massi depositati dalla morena. Questi isotopi si formano per l'interazione dei raggi cosmici con la roccia esposta: quanto più a lungo un masso è rimasto in superficie, tanto più alto è il contenuto di berillio-10. Il metodo ha rivoluzionato la datazione delle morene delle ultime glaciazioni perché consente di datare le rocce stesse anziché cercare materiale organico associato.
Le Morene della Piccola Età Glaciale
Le morene più recenti e meglio conservate nelle Alpi, nel Caucaso, nell'Himalaya e nelle Ande sono quelle della Piccola Età Glaciale, il periodo di raffreddamento che in Europa va all'incirca dal quattordicesimo al diciassettesimo secolo. In questo periodo i ghiacciai alpini raggiunsero le loro estensioni massime degli ultimi due millenni, avanzando molto oltre le posizioni attuali.
Nel Vallese, in Svizzera, le morene del ghiacciaio del Gorner e del ghiacciaio di Findelen si trovano ben visibili sulle sponde della valle, a qualche centinaio di metri a valle delle fronti attuali. La data esatta della massima espansione è nota da documenti storici: il ghiacciaio di Grindelwald avanzò fino al villaggio omonimo durante la Piccola Età Glaciale, e la sua posizione fu registrata in disegni e dipinti dell'epoca con sufficiente precisione da permettere un confronto quantitativo con le morene.
Nel Monte Bianco, la morena del ghiacciaio del Bossons a Chamonix, visitabile da un sentiero pubblico, mostra con chiarezza i depositi della Piccola Età Glaciale: una cresta discontinua di massi e ghiaia che delimitava la fronte del ghiacciaio attorno al 1820, quando esso era molto più esteso dell'attuale. La differenza di vegetazione tra la superficie morainal recente e il bosco più antico al di fuori di essa è già visibile a occhio nudo.
Le Morene Come Indicatori Climatici
Il valore delle morene terminali come indicatori paleoclimatici risiede nella loro relazione con il bilancio di massa glaciale. Un ghiacciaio depone una morena terminale in una posizione specifica quando il suo bilancio di massa — differenza tra accumulo annuale di neve e fusione estiva — è tale da portare la fronte esattamente in quel punto. Ricostruendo la posizione delle morene nel tempo, i paleoclimatologi possono quindi stimare le temperature medie estive e le precipitazioni invernali necessarie per mantenere quella fronte.
Nei recenti lavori dell'ELA (equilibrium line altitude) reconstruction — il metodo che stima l'altitudine della linea di equilibrio glaciale passata dalle morene terminali — i ricercatori possono calcolare lo scarto termico tra le condizioni paleoclimatiche e quelle attuali. Studi sulle morene dell'Himalaya occidentale indicano temperature estive durante i massimi glaciali dell'Olocene fino a tre o quattro gradi Celsius inferiori alle attuali.
Morene Terminali Celebri
La morena laterale e terminale del ghiacciaio Perito Moreno in Patagonia è una delle più fotografate al mondo, anche se tecnicamente questo ghiacciaio è noto soprattutto per i periodici sbarramenti del Brazo Rico del lago Argentino. Le morene storiche del ghiacciaio Mer de Glace a Chamonix, già citate da John Tyndall e da Forbes nel secolo XIX, sono punti di riferimento per la lunga documentazione del ritiro alpino moderno.
In Scandinavia, le morene dell'ultima deglaciazione postglaciale — il Younger Dryas, circa dodicimila anni fa — formano creste continue tracciabili per centinaia di chilometri attraverso la Norvegia e la Svezia. La Ra moraine in Norvegia e la Salpausselkä ridge in Finlandia sono fra le strutture geomorfologiche più imponenti d'Europa, testimonianza della posizione della fronte della calotta scandinava durante il suo ultimo stadio di arretramento.
La Morena Terminale Oggi: Uno Strumento di Monitoraggio
Con l'avanzare del ritiro glaciale nel ventunesimo secolo, le morene terminali stanno acquisendo un nuovo ruolo: diventano strumenti di benchmark per misurare la perdita di ghiaccio rispetto ai massimi storici. Molti ghiacciai alpini e sub-polari hanno la propria sequenza di morene datate che permette di costruire una curva di variazione frontale che si estende indietro nel tempo per secoli o millenni.
La mappa dei ghiacciai consente di esplorare le posizioni di molti ghiacciai storicamente importanti e di orientarsi verso le aree dove le morene terminali sono meglio preservate e studiate. Le valli alpine del Vallese, i circhi glaciali delle Alpi Orientali e le pianure periglaciali dell'Alaska sono tra le zone più ricche di questo patrimonio geomorfologico.
Preservare i Depositi Morainici
Le morene terminali sono strutture fisicamente vulnerabili. Il pascolo, l'agricoltura, la costruzione di infrastrutture e l'estrazione di ghiaia hanno distrutto o compromesso morene storicamente preziose in tutto il mondo. In alcune aree alpine come la Val d'Aosta e l'Engadina, la tutela delle morene delle Piccola Età Glaciale è esplicitamente inclusa nei piani di gestione dei parchi naturali, riconoscendo il loro valore come testimonianze geoclimatiche insostituibili. Proteggere queste strutture significa preservare pagine fondamentali della storia del clima terrestre, scritte in roccia anziché su carta.